Teatro

Una noche con Carola Neher

La visione del regista

È un’opera molto enigmatica e criptica, difficile da comprendere a prima vista, ma per me il suo messaggio ha trovato una forte e pertinente risonanza nel mondo in cui viviamo oggi. Ricordiamocelo. Ricordiamo le grandi atrocità avvenute nel secolo scorso, sia da una parte che dall’altra. Alcune peggiori di altre, senza dubbio, ma tutte inaccettabili. Se non lo facciamo, se non lo ricordiamo, presto ci sarà un’altra guerra mondiale, una guerra civile, una Bosnia, ecc. Questo, per me, è il messaggio principale di questo lavoro.

L’autore cerca costantemente di mettere in scena un’opera teatrale discorsiva in cui Goethe, Blum e il comico discutono di questi argomenti, ma ciò che accade è che i fantasmi del suo passato e del suo presente (gli stessi, in realtà scomposti) si insinuano nella sua mente e distruggono l’opera che intende creare. Sono come i suoi pensieri intrusivi: il giovane musulmano (anche se in realtà è l’autore stesso da giovane), il sopravvissuto e, attraverso l’apparizione del sopravvissuto, la stessa Carola Neher (che si rivela essere un’ossessione totale per l’autore stesso).

Per me, l’autore vuole trasmettere la difficoltà di ricordare le cose così come sono accadute, la distorsione della memoria. Ma quanto dobbiamo ancora ricordarcelo. E cerchiamo di non rinchiuderci nei nostri ricordi, ma di confrontare e condividere per giungere alla verità del passato e costruire così un futuro migliore.